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giovedì 13 dicembre 2018

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Senza valido impegno di spesa, nessun credito esigibile dal comune

 

Il Tribunale, accogliendo l'opposizione proposta dal Comune nei confronti della societa' Alfa, revoca il decreto ingiuntivo con il quale viene intimato al Comune di pagare un’ingente somma alla societa' Alfa, per un contratto di appalto avente ad oggetto il servizio di rilevazione dei tributi comunali evasi, evidenziando che la domanda della societa' non poteva essere accolta in ragione della nullita' del contratto, per contrasto con le norme interpretative in materia di contabilita' pubblica degli enti locali. La C.A. rigettando l'appello proposto, evidenzia che l'atto negoziale posto in essere in difetto di un valido impegno di spesa non potesse essere riferito al Comune, per l'invalidita' dell'impegno assunto senza la necessaria copertura finanziaria, restando in tale caso esperibile dai privati, a norma dell'art. 23 D.L. n. 66 del 1989, conv. in legge n. 144 del 1989 e riprodotto nell'art. 35 D.Lgs. n. 77 del 1995, l'azione di responsabilita' contro gli amministratori e i funzionari di province, comuni, e comunita' montane per prestazioni e servizi resi senza il rispetto delle prescritte formalita'. 
Rigettando il ricorso, la Corte di Cassazione, sez. I Civile, con sentenza 27 giugno - 4 settembre 2012, n. 14785, Presidente Vitrone, Relatore Giancola, dopo aver richiamato la precedente sentenza n. 14136 del 2011, e rigettata la questione di costituzionalita', gia' sottoposta e disattesa dalla Corte Costituzionale (sentenze nn. 446 del 1995 e 295 del 1997), osservava che "la contestata innovazione normativa e' stata dettata al duplice scopo di sollecitare un piu' rigoroso rispetto dei principi di legalita' e correttezza da parte di coloro che operano nelle gestioni locali, nonche' di assicurare che la competenza ad esprimere la volonta' degli enti locali resti riservata agli organi a cio' deputati". Peraltro,  l'esclusiva configurazione di un rapporto contrattuale fra terzo contraente e funzionario che ha autorizzato l'effettuazione dei lavori e' consequenziale al dato, posto come premessa, che gli atti di acquisizione di beni e servizi senza delibera autorizzativa e relativa copertura finanziaria solo apparentemente sono riconducibili all'ente pubblico; e tale frattura del nesso organico con l'apparato pubblico ..vale ad impedire di ricondurre la fattispecie agli schemi della responsabilita' dell'amministrazione". 
Rilevava, inoltre, la Corte che "non avendo l'ente proceduto al formale riconoscimento di legittimita' del debito fuori bilancio, che costituisce frutto di valutazione di competenza dell’amministrazione, la nullita' del contratto d'appalto conseguente alla mancata copertura finanziaria non era stata nemmeno sanata, e, pertanto, il rapporto obbligatorio intercorreva unicamente tra il terzo contraente e il funzionario o l'amministratore che aveva autorizzato la prestazione (cfr, tra le altre, cass. n. 355 del 2002; n. 12274 del 2004; n. 1150 del 2005. In tema cfr anche cass. n. 27406 del 2008)". Ne', il giudice "puo' sostituirsi all'amministrazione affermando l'esistenza di un diritto al riconoscimento del debito assunto fuori bilancio.." Secondo la Corte, "tale conclusione e' imposta, oltre che dai principi, dal tenore letterale della norma, dalla sua funzione e dall'interpretazione complessiva. Infatti, se si ritenesse sussistente un diritto al riconoscimento giustiziabile davanti al giudice ordinario, in presenza e nei limiti degli accertati e dimostrati utilita' ed arricchimento per l'ente, nell'ambito dell'espletamento di pubbliche funzioni e servizi di competenza, non si comprenderebbe poi il mantenimento del principio della sussistenza del rapporto obbligatorio unicamente tra il terzo e l'amministratore o il funzionario che ha irritualmente autorizzato i lavori o i servizi (quale risulta ora dall'art. 191.4. del T.U, e prima risultava dall'art. 35.4. del D. Lgs. 25 febbraio 1995, n. 77, modificato dall'art. 4.1. della L. 15 maggio 1997, n. 127)".

 

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