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giovedì 20 settembre 2018

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Patrocinio: il decreto di liquidazione del compenso non e' revocabile, ma solo impugnabile

Con decreto di pagamento veniva liquidato il compenso dovuto all'avv. Tizio per la difesa svolta a favore di persona ammessa al patrocinio a spese dello Stato; il compenso era, quindi, regolarmente pagato.
Con successivo provvedimento il giudice, di ufficio, modificava il decreto di pagamento dimezzandone l'importo ai sensi dell'art. 130 DPR 115/2002, che prevede la riduzione alla meta' degli importi spettanti al difensore della parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato nel processo civile. A Tizio veniva comunicato che la somma corrisposta in piu' rispetto al decreto modificativo, sarebbe stata iscritta a ruolo in mancanza di restituzione. Tizio propone opposizione avverso il provvedimento. Il Tribunale rigetta l'opposizione, rilevando che doveva essere applicata, nella liquidazione, la disposizione che prevede la riduzione alla meta' degli onorari e che la modifica del decreto, anche di ufficio, e' sempre possibile in quanto il decreto di pagamento avrebbe natura amministrativa e come tale sarebbe insuscettibile di passare in giudicato e sempre revocabile o annullabile nell'esercizio dei poteri di autotutela. Tizio propone ricorso per Cassazione, deducendo violazione falsa applicazione degli artt. 82, 84 e 170 D.P.R. 115/2002 essendo stato riformato un decreto di pagamento in assenza di opposizione e sulla base dell'esercizio di un potere di autotutela che la legge non prevede.
Accogliendo il ricorso, la Corte di Cassazione, sez. VI Civile, con sentenza 8 giugno - 2 agosto 2012, n. 13892, Presidente Goldoni, Relatore Proto, dopo aver rilevato che "il difensore del cittadino non abbiente ammesso a patrocinio a spese dello Stato quanto alla liquidazione del suo compenso e' titolare di un diritto soggettivo patrimoniale, come e' confermato anche dalla disciplina processualcivilistica dell'opposizione a decreto di pagamento" (cfr. Cass. S.U. 3/9/2009 a 19161), ha osservato che "il decreto che decide in merito al compenso ha natura decisoria e giurisdizionale e non e' suscettibile di revoca (o di modifica) di ufficio, posto che l'autorita' giudiziaria che lo emette, salvo i casi espressamente previsti, consuma il proprio potere decisionale". Peraltro, "il potere di revoca (o di modifica).. appare del tutto incompatibile con la previsione (art. 170 DPR 115/2000) di un termine perentorio concesso alle parti per opporsi al decreto di pagamento".

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