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giovedì 13 dicembre 2018

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Meritocrazia e regole: le 4 proposte per combattere l'amorale "familismo" italiano

In un articolo dal significativo titolo "Meritocrazia e Regole" Roger Abravanel evidenzia che la mancanza di meritocrazia e' una delle principali cause del declino della nostra economia e della mancanza di equita' della nostra societa', Mentre nelle altre societa' moderne si sostituiva alla famiglia lo Stato come creatore di opportunita', in Italia si e' rimasti preda, in ogni settore, del 'familismo amorale', che prospera grazie all'assenza di regole e di uno Stato in grado di farle rispettare e dare fiducia ai cittadini.
Senza meritocrazia, non e' nata quella classe dirigente eccellente che in altri paesi e' stata capace di creare opportunita' per tutti i cittadini. Sulla base di tali premesse, Abravanel formula le seguenti quattro proposte per far sorgere il merito nella economia e nella societa' italiane:
- Proposta 1: Creare, come nell'inghilterra di Tony Blair una task force costituita da 50 eccellenti giovani con il compito di "migliorare la qualita' della vita di 50 milioni di loro concittadini". Programmare non le solite grandi infrastrutture, ma miglioramenti concreti e misurabili nel servizio pubblico (riduzione dei tempi d'attesa per la Tac, miglioramenti dei test scolastici, etc.); cioe' piccole iniziative, specifiche, misurabili, realizzabili, realistiche e tempificabili.
- Proposta 2: Un test nazionale standard per restituire equita' ed eccellenza al nostro sistema educativo.
La societa' e l'economia americane hanno iniziato il vero cammino verso le pari opportunita' nel 1933 a Harvard, quando il presidente di quella universita', J. Conant, introdusse il SAT (Scholastic Aptitude Test) per selezionare le ammissioni. Il SAT e' tutt'oggi valido a livello nazionale e consente di selezionare gli studenti da ammettere sulla base del loro merito.
Un sistema obiettivo di valutazione, basato su test standard ma effettuato annualmente e su tutta la popolazione, e' essenziale per valutare le scuole. Ma oltre all'equita', mancano anche le 'fabbriche di eccellenza'. Le risorse sono oggi disperse a pioggia tra un centinaio di 'aspiranti MIT' troppo spesso diventati l'emblema del nepotismo; devono essere invece concentrate sulle universita' migliori, nelle quali si possa misurare obbiettivamente la qualita' della ricerca e della didattica e cambiare radicalmente la governance per assicurarsi che il denaro pubblico sia ben speso. L'Italia e' l'unico paese al mondo dove i rettori sono nominati dai docenti che essi devono selezionare.
- Proposta 3: Una Authority per liberalizzare i servizi locali, come commercio, professioni, turismo, trasporti ecc., oggi completamente bloccati dalla mancanza di concorrenza e privi di una regulation che protegga i consumatori invece che le imprese. La devolution rende i mille enti locali facile preda delle lobby di origine famigliare e corporativa e fa si' che i Comuni restino per esempio proprietari delle aziende elettriche (dopo che lo Stato ha privatizzato l'Enel) e non abbiano pero' le risorse per ammodernare gli edifici scolastici. Questa authority avrebbe un potere sanzionatorio simile a quello della Ue nei confronti del governo italiano, quando quest'ultimo non applica le sue direttive.
- Proposta 4: Un''azione positiva' simile a quella del governo norvegese per portare piu' donne eccellenti nei consigli di amministrazione delle societa' quotate (un'iniziativa in questo senso e' allo studio della Borsa italiana). Le donne possono essere la vera "arma segreta della meritocrazia". Rimuovere il 'soffitto di vetro' che le tiene ai gradi piu' bassi delle gerarchie aziendali e' nell'interesse di tutta la societa'. Ampie ricerche dimostrano che nel mondo dell'economia, ove la leadership e' anche femminile, le imprese crescono e guadagnano di piu'.
COMMENTO: A queste proposte, io ne aggiungerei una quinta: Vigilanza. Tutti i professionisti e, in generale, gli uomini di cultura, che hanno ancora a cuore la sopravvivenza della nostra democrazia, non possono continuare ad essere spettatori silenti, se non complici, di questo non piu' tollerabile degrado, ma occorre che, ovunque essi operino, si facciano guardiani del rispetto delle regole. Ma per far questo occorre che, prima di ogni altro, gli avvocati e i loro organi istituzionali restituiscano a se' stessi i valori dell'etica e i principi di legalita' e, con essi, l'orgoglio della propria missione professionale.

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