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giovedì 13 dicembre 2018

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Il regime della comunione dei beni e l'assegnazione di appartamento in cooperativa

Tizio conviene in giudizio innanzi al Tribunale di Palermo la moglie separata Caia, con la quale era in regime di comunione legale, per sentir accertare il proprio diritto di proprietà esclusiva relativamente ad un appartamento assegnatogli dalla Cooperativa Alfa. Evidenzia che inizialmente era socia sua madre, la quale aveva ceduto in suo favore la posizione di socio e i relativi crediti. Formalmente immesso nel possesso dell'appartamento prima del matrimonio, l'atto di assegnazione, con l'accollo del mutuo, era stato stipulato successivamente, nel corso del matrimonio, ma i relativi pagamenti erano stati effettuati con danaro personale.
Nel costituirsi in giudizio, Caia propone domanda riconvenzionale di accertamento del proprio diritto di comproprietà.
Il Tribunale rigetta la domanda principale e accoglie la riconvenzianale di Caia, sul rilievo che nel caso di alloggio di cooperativa edilizia il momento dell'acquisto va individuato nella data di stipulazione del contratto di assegnazione, mentre la qualità di socio e la prenotazione dell'alloggio in tale veste esercitata si risolvono in diritti di credito nei confronti della cooperativa. La Corte d'appello di Palermo conferma la sentenza di primo grado, evidenziando che anche nell'ipotesi in cui l'appellante avesse dimostrato che il danaro utilizzato per il pagamento del mutuo fosse provento di attività propria, egualmente il bene sarebbe entrato in comunione, in quanto ai sensi dell'art. 177, primo comma, lett. A), cod.civ., gli acquisti compiuti dai coniugi in costanza di matrimonio fanno parte della comunione, salvo che si tratti di beni personali. Né nella specie poteva configurarsi una donazione indiretta della madre al figlio, poiché prima della stipula dell'atto di assegnazione non era mai stato pagato il prezzo dell'appartamento, versato poi in parte minima con danaro contante di entrambi i coniugi e per la maggior misura con l'accollo del mutuo.
Rigettando il ricorso di Tizio e confermando le conclusioni dei giudici di merito, la Corte di Cassazione, sez. II Civile, con sentenza 20 ottobre 2010 – 26 luglio 2011, n. 16305, Presidente Schettino, Relatore San Giorgio, ha osservato che "la comunione legale fra i coniugi, di cui all'art. 177 cod. civ., riguarda gli acquisti, cioè gli atti implicanti l'effettivo trasferimento della proprietà della res o la costituzione di diritti reali sulla medesima, non quindi le semplici situazioni obbligatorie, per la loro stessa natura relativa o personale, pur se strumentali all'acquisizione di una res. Ne consegue che, in tema di assegnazione di alloggi di cooperative edilizie, il momento determinativo dell'acquisto della titolarità dell'immobile da parte del singolo socio, onde stabilire se il bene ricada, o meno, nella comunione legale tra coniugi, è quello della stipula del contratto di trasferimento del diritto dominicale (generalmente contestuale alla convenzione di mutuo individuale), poiché solo con la conclusione di tale negozio il socio acquista, irrevocabilmente, la proprietà dell'alloggio (assumendo, nel contempo, la veste di mutuatario dell'ente erogatore), mentre la semplice qualità di socio, e la correlata "prenotazione", in tale veste, dell'alloggio, si pongono come vicende riconducibili soltanto a diritti di credito nei confronti della cooperativa, inidonei, come tali, a formare oggetto della communio inciders familiare" (v., in tal senso, Cass., sentt. nn. 12382 del 2005 e 4757 del 1998).

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