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mercoledì 17 gennaio 2018

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I rimborsi elettorali ed i limiti all'autodichia delle camere

Nel corso di un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo di pagamento emesso dal Tribunale di Roma in favore del movimento politico "Il Cantiere", (dichiaratosi successore dell'Associazione "I Riformatori per l'Ulivo") contro la Camera dei Deputati, quale organo istituzionale chiamato ad effettuare i rimborsi elettorali, la Suprema Corte di Cassazione e' stata chiamata, con regolamento di giurisdizione, a decidere se le controversie sui rimborsi elettorali debbano essere decise dal giudice ordinario, ovvero, come eccepito dalla Camera dei Deputati che richiamava l'art. 64 della Costituzione, devolute alla competenza esclusiva di quest'ultima, con la conseguenza che la "istanza" all'Ufficio di Presidenza della Camera costituirebbe l'unico rimedio concesso agli interessati contro le modalita' di ripartizione dei contributi elettorali stanziati nel bilancio della Camera dei deputati; il ricorso al giudice ordinario avrebbe, invece, ad oggetto solamente le controversie insorte tra i componenti dei movimenti e partiti politici per la ripartizione dei contribuiti attribuiti dalla Camera.
Risolvendo il contrasto, la Corte di Cassazione, Sez. Unite Civili, con ordinanza 7 febbraio-23 aprile 2012, n.6331, presidente Canevari, relatore Mammone, richiamando uno specifico precedente sul punto, ha ribadito che "vertendosi in materia di diritti soggettivi, le controversie aventi ad oggetto il rimborso delle spese per le consultazioni elettorali per la nomina dei rappresentati italiani al Parlamento Europeo rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario, in applicazione del principio costituzionale secondo cui a tutti e' assicurata la tutela giurisdizionale dei propri diritti ed interessi legittimi, e che il potere di contestazione del piano di ripartizione effettuato dall'Ufficio di Presidenza, riconosciuto dal regolamento della Camera dei deputati 26,07.94, ha carattere di mero rimedio interno di verifica della regolarita' dell'espletamento della procedura di quantificazione e ripartizione dei contributi" (cfr. Sezioni Unite, sentenza 15.03.99 n.136).
Secondo la Corte, "l'autodichia della Camera dei Deputati trova la sua base istitutiva nell'art. 64 della Costituzione, ovvero in una fonte normativa strumentale alla tutela dell'autonomia e della sovranita' delle Assemblee parlamentari (S.u. 27.05.99 n. 317). I regolamenti che sono espressione di tale prerogativa sono, pertanto, esclusivamente quelli previsti dall'art. 64, c.1, Cost., e cioe' quelli adottati direttamente dall'Assemblea di ognuna delle due Camere "a maggioranza assoluta dei suoi componenti" (Corte cost. 6.08.85 n. 154, e, con riferimento alle disposizioni regolamentari che ognuno di tali organi ritenga piu' opportune per garantire una corretta gestione delle somme affidate ai rispettivi tesorieri, Corte cost. 24.06.81 n. 129). Sicche' il "regolamento di attuazione della legge 10 dicembre 1993, n. 515, recante disciplina delle campagne elettorali per le elezioni alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica", adottato il 26.07.94 "non e' partecipe ne' della natura giuridica dei regolamenti previsti dall'art. 64 Cost., ne' delle prerogative costituzionali a questi riconosciute" e, quindi, "i fondi destinati ai contributi elettorali, pur rientrando nel bilancio della Camera dei deputati, non sono pertinenti all'attivita' istituzionale delle Assemblee parlamentari, ma ricoprono una funzione strumentale all'esercizio di quell'attivita'".

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