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giovedì 20 settembre 2018

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Diritto alla pensione di reversibilita', anche se il mantenimento e' liquidato una tantum

Con ricorso ex art. 737 cpc Tizia chiedeva al Tribunale di Messina, ai sensi dell'art. 9, terzo comma, legge l dicembre 1970, n.898 (Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio), l'accertamento del diritto a percepire, quale ex-coniuge del defunto Caio, una quota della pensione di reversibilità, da liquidare sulla base della durata legale del matrimonio, di anni 30 e mesi otto, tenuto conto della sua mancanza di reddito. Resisteva alla domanda Sempronia, coniuge di seconde nozze di Caio.
Il Tribunale dichiarava inammissibile il ricorso ai sensi dell'art. 9, ottavo comma, legge n. 898/1970, sul rilievo che Tizia aveva già ottenuto, in unica soluzione, la corresponsione dell'indennità di mantenimento concordata con l'ex coniuge: onde non poteva considerarsi titolare di un assegno divorzile, presupposto del riconoscimento della pensione di reversibilità.
Su reclamo di Tizia, la Corte d'appello di Messina accoglieva la domanda.
Rigettando il ricorso di Sempronia, la Corte di Cassazione, sez. I Civile, con sentenza 24 maggio – 29 luglio 2011, n. 16744, Presidente Luccioli, Relatore Bernabai, ha osservato che, ai fini dell'attribuzione di una quota della pensione di reversibilità, il presupposto della titolarità dell'assegno divorzile, ex art. 5 legge n. 898/1970, deve ritenersi sussistente indipendentemente dalle modalità di adempimento e, quindi, anche quando la sua liquidazione sia stata concordata tra le parti, una tantum, in forma onnicomprensiva; trattandosi di modalità espressamente consentita dall'art. 5, ottavo comma, legge n.898/1970, in via alternativa all'ordinaria corresponsione periodica.
Peraltro, ai fini della quantificazione, analogamente a quanto accade per la fattispecie finitima del diritto dell'ex-coniuge ad una percentuale fissa dell'indennità di fine-rapporto, occorre tener conto della durata del rapporto fino alla sentenza di scioglimento del matrimonio; a nulla rilevando l'effettiva convivenza, o no, mantenuta dai coniugi prima di tale data, in quanto il contributo dato dall'ex-coniuge alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio comune non cessa automaticamente con il venir meno della convivenza e con l'instaurarsi delta stato di separazione, di fatto o legale (cfr. Corte costituzionale 24 gennaio 1991, n. 23)

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