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giovedì 21 giugno 2018

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Cassazione: il ricorso avverso la motivazione per relationem dell'avviso di accertamento

Dichiarando inammissibile la doglianza del contribuente che l'Agenzia si era limitata a riportare acriticamente il testo e le risultanze del p.v.c. senza considerare che tale p.v.c. citava altri documenti ed altre attivita' di accertamento che non erano stati comunicati al ricorrente e dei quali egli nulla sapeva, la Cassazione civile sez. trib., con sentenza 4 aprile 2012, n.5382, pres. PIVETTI, rel. DI IASI, ha precisato che "la scelta dell'Amministrazione finanziaria di motivare l'avviso di accertamento - atto conclusivo di una sequenza procedimentale alla quale possono partecipare anche organi amministrativi diversi - anche con il rinvio pedissequo alle conclusioni contenute in un atto istruttorio (nella specie il p.v.c.) non puo' essere di per se' censurata dal giudice di merito, al quale, invece, spetta il potere di valutare se, dal richiamo globale all'atto strumentale (o dalla mera riproposizione di esso), sia derivata in concreto un'inadeguatezza o un'insufficienza della motivazione dell'atto finale, con la conseguenza che il contribuente che in sede di legittimita' intenda contestare l'accertamento dell'adeguatezza della motivazione "per relationem" dovra' innanzitutto, in base al principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, riportare testualmente in ricorso la motivazione di detto atto (v. tra le altre Cass. n. 15867 del 2004) ed inoltre specificamente indicare, nei motivi di ricorso, le cause della sua inadeguatezza (v. tra le altre Cass. n. 2907 del 2010).

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