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giovedì 13 dicembre 2018

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Bancarotta: ingiusta (ma non illegittima) l'interdizione fissa di dieci anni. il legislatore riformi le pene accessorie

Secondo la Corte di Cassazione Corte e la Corte d’appello di Trieste la determinazione dell’entita' della pena accessoria del delitto di bancarotta fraudolenta in misura fissa (10 anni) violerebbe gli artt. 3 e 27 Cost. perche' non consentirebbe di tener conto del fatto che tali pene accessorie conseguono a condotte di gravita' assolutamente diversa (bancarotta distrattiva, dissipativa, documentale, preferenziale) tanto da consentire al giudice di determinare la pena principale in un ampio ambito che va da tre a dieci anni di reclusione, riconoscendosi in tal modo implicitamente che la fattispecie astratta trova applicazione rispetto a condotte di gravita' molto diverse tra loro; con la conseguenza che la pena accessoria, molto spesso "si prolunga ben oltre la durata della pena principale", in contrasto con "le esigenze di rieducazione e reinserimento sociale del condannato quale membro economicamente attivo della societa'".
La Corte Costituzionale con sentenza 31-05-2012 n.134, pres. QUARANTA, red. NAPOLITANO, dopo aver "ribadito (da ultimo, ordinanza n. 293 del 2008) l’opportunita' che il legislatore ponga mano ad una riforma del sistema delle pene accessorie, che lo renda pienamente compatibile con i principi della Costituzione, ed in particolare con l’art. 27, terzo comma", ha dichiarato le questioni inammissibili in considerazione del petitum formulato dai rimettenti.Infatti, in entrambe le ordinanze, lamentandosi la non conformita' a Costituzione della predeterminazione nella misura fissa di dieci anni della pena accessoria dell’inabilitazione,  si chiede alla Corte di aggiungere le parole "fino a" all’ultimo comma dell’art. 216 del r.d. n. 267 del 1942 al fine di rendere possibile l’applicazione dell’art. 37 cod. pen. Tuttavia, poiche' la soluzione prospettata e' solo una tra quelle astrattamente ipotizzabili, "l’addizione normativa richiesta dai giudici a quibus non costituisce una soluzione costituzionalmente obbligata, ed eccede i poteri di intervento di questa Corte, implicando scelte affidate alla discrezionalita' del legislatore".
Conclusione: la richiesta e' giusta; ma, se non interviene il legislatore, va formulata meglio, prospettando soluzione diversa dalla pronuncia additiva ("fino a").

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